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I toscani pagano due consigli regionali

21-10-2011 11:03 - News Generiche
Il Punto. A cura del Guardiano del POZZO

È COME avere due consigli regionali. Uno in carica e l´ altro no. Gli ex membri del "parlamento" toscano costano ogni mese alle casse dell´ amministrazione circa 400 mila euro, più o meno la cifra sborsata per pagare gli stipendi agli eletti di questa legislatura. Il presidente della Toscana Enrico Rossi forse pensava a questi numeri quando ha parlato di abbattimento dei costi della politica in consiglio regionale, a partire proprio dall´ azzeramento dei vitalizi. In realtà gli unici a seguirlo sono stati quelli dell´ Idv, che hanno ipotizzato una legge per cancellare gli assegni ai consiglieri emeriti senza poi presentarla in aula. Il consigliere dell´ Italia dei Valori Marco Manneschi aveva firmato uno schema basato su quattro punti forti: abolizione del vitalizio, superamento del principio di proporzionalità rispetto alle indennità parlamentari e introduzione del parametro della media europea dei parlamentari federali, regolamentazione dell´ indennità in caso di mantenimento di uno stipendio di lavoro e riduzione delle collaborazioni esterne a supporto degli organi politici a vantaggio del personale interno del consiglio regionale. Quattro cardini che avrebbero mandato un messaggio chiaro e forte ai cittadini sospettosi e sfiduciati rispetto alla classe politica e consentito un reale risparmio di risorse in tempi di crisi. Manneschi è rimasto una voce isolata: non l´ ha seguito nessuno. Del resto uno dei primi provvedimenti votati da questo consiglio regionale fu l´ aumento dell´ indennità ai vicecapigruppo di Pd e Pdl, a cui viene riconosciuto un premio per il "superlavoro" svolto in aula e fuori dall´ aula. In tutto il 2010 l´ esborso per i vitalizi, che scattano quando gli ex consiglieri compiono 60 anni, è stato di 4 milioni e 692 mila euro. Per chi rappresenta i cittadini in questa legislatura, 53 eletti se non si tiene conto dei presidenti Enrico Rossi e Alberto Monaci, l´ esborso è di circa 440 mila euro al mese. A questa cifra vanno però aggiunti gli stipendi degli assessori di giunta, uguali a quelli dei consiglieri (circa 8.500 euro lordi al mese). Sono 157 gli assegni di vitalizio staccati ogni mese dagli uffici del consiglio regionale (in 43 casi in favore di coniugi di aventi diritto defunti), il valore medio è di circa 2.500 euro lordi al mese. La norma in vigore dal 1995 prevede che il vitalizio sia legato al numero di anni di versamento dei contributi (fino al 2005 a carico dell´ amministrazione, dopo a carico del singolo consigliere). Si parte da 1.690 euro lordi (il 20% dello stipendio) per chi ha 5 anni di contribuzione alle spalle fino ad arrivare a 4.226 (il 50%) per 15 anni e più. Tra chi beneficia del vitalizio ci sono personaggi che hanno fatto la storia politica della Toscana e non solo, come Lelio Lagorio, Franco Camarlinghi, Stefano Passigli, Ivo Butini, Marco Marcucci, Carlo Melani, Giulio Quercini, Vittorio Cioni o ex assessori come Tito Barbini, Riccardo Conti, Paolo Benesperi, Paolo Giannarelli, Angelo Passaleva, Massimo Toschi e Mariella Zoppi. Il vitalizio non è una pensione e quindi si può cumulare con altri redditi. La Toscana non è comunque tra le Regioni che spendono di più per gli ex consiglieri: al Lazio i vitalizi costano 16,4 milioni (per 217 beneficiari), alla Sardegna 16,6 (293 beneficiari), alla Calabria 14 (150 beneficiari), alla Lombardia 6,8 (205 beneficiari), all´ Emilia Romagna 5 (149 beneficiari). A spendere meno sono solo Marche, Valle d´ Aosta, Umbria, Basilicata e Molise. Anche i presidenti del consiglio e della giunta in Toscana figurano tra i piani più bassi della classifica italiana con 7.604 euro al mese, circa la metà dell´ indennità percepita dai loro omologhi in Sicilia. Argomenti forti per il Pd, che ancora non ha presentato una sua proposta organica di riforma, nonostante le insistenze di Rossi su questo punto. «E´ vero, Monaci doveva riunire i capigruppo proprio in questi giorni per iniziare la discussione e invece per varie assenze l´ incontro è slittato», spiega il capogruppo dei Democratici Vittorio Bugli. Che sulla soppressione dei vitalizi ammette di avere più dubbi che certezze: «Di fronte ai cittadini siamo una casta di privilegiati», dice, «e in parte è vero per carità. Ma vale più per il passato che per il presente, visto che dal 2005 è obbligatorio per noi versare ogni mese un contributo per costruire il vitalizio, pari a circa 1300 euro netti al mese su uno stipendio base di 4500.

Fonte: gdg

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