28 Giugno 2017


che c´ di nuovo

ECCO IL TESORETTO DELLE FORNACETTE

22-07-2008 - News Generiche
Il ripostiglio di Fornacette
(Pisa) 1913
Monete romane repubblicane ed imperiali

Lo scorso 18 luglio è stata inaugurata l´esposizione delle monete del ripostiglio di Fornacette presso il Museo Civico di Capannoli nella splendida cornice della Villa Baciocchi. Erano presenti, il Dott.Fiorenzo Catalli Direttore del Monetiere del Museo Archeologico Nazionale, Elena Sorge della Soprintendenza Archeologica della Toscana, il Dott.Antonio Alberti autore dei principali interventi di recupero archeologico operati nel Comune di Calcinaia, i Sindaci di Calcinaia e Capannoli
Il tesoretto delle Fornacette rinvenuto nel 1913, era conservato, in precedenza, nel Monetiere del Museo Nazionale di Firenze. A quasi cent´anni dalla sua scoperta il ripostiglio di monete romane repubblicane ed imperiali torna a casa! La collaborazione tra la Soprintendenza per i beni Archeologici della Toscana , il comune di Capannoli e il Comune di Calcinaia ha permesso questa esposizione che rimarrà a disposizione di tutti. Per l´occasione è stato edito il catalogo completo delle monete con foto e schede disponibile presso l´Ufficio Tecnico del Comune di Calcinaia.

Il Museo civico zoologico di Capannoli - Villa Baciocchi
Museo Archeologico della Valdera

Piazza Castello, 1/A
56033 Capannoli (PI)
tel. 0587607035
fax 0587606690
e-mail segreteria@comune.capannoli.pisa.it
apertura al pubblico
orario di apertura: martedì - venerdì 15.30-19.30;
sabato - domenica 9.30-12.30, 15.30-19.30
ingresso gratuito
visita guidata: (su richiesta)

Il ripostiglio monetale di Fornacette

Dott. Fiorenzo Catalli
Direttore del Monetiere
Museo Archeologico Nazionale
Firenze


Il luogo di rinvenimento, ricadente nel territorio del Comune di Calcinaia, è in realtà equidistante dai centri di Cascina, Vicopisano e Calcinaia che condividono vicende storiche comuni. A causa del regime delle acque, infatti, l´area risulta solo sporadicamente abitata sino all´età ellenistica, periodo nel quale si assiste ad un maggiore sviluppo dell´attività agricola con la conseguente nascita di piccoli insediamenti. Essenziale è sottolineare che ci troviamo lungo il percorso di una importante via di terra, che taluni identificano con la via Quinctia, che nel II Secolo a.C. si affianca con la via d´acqua, e che collega Pisa con la piana di Firenze. A seguito della deduzione della Colonia Iulia Obesequens Pisana, tra il 41 ed il 27 a.C., tutta l´area, all´interno dell´imponente sistemazione catastale del territorio di Pisa, diviene oggetto della centuriazione, e proprio nella zona tra Fornacette e le Case Bianche sono venuti alla luce resti che potrebbero fare supporre l´esistenza di un piccolo insediamento romano. E´ in questa situazione ed in questo momento storico che si inserisce il ripostiglio di Fornacette. Il ripostiglio monetale di Fornacette si compone oggi di 191 monete in argento, di cui due frammentarie: la serie più antica si data al 133 a.C., mentre la più recente, datata dagli anni al 2 a.C. al 4 d.C., è quella che Augusto aveva dedicato ai suoi due nipoti, figli di Giulia, Caio e Lucio, morti prematuramente. Un ripostiglio di monete antiche non rispecchia affatto la reale circolazione monetaria del tempo ma riflette solamente le scelte soggettive del suo proprietario che "metteva da parte" per i motivi più diversi, in una sorta di salvadanaio, somme di denaro scelte tra la sua disponibilità personale ed il circolante sulla piazza da lui frequentata. Il proprietario può aver effettuato un numero indefinibile di operazioni di prelievo e di versamento di monete a seconda delle proprie esigenze. Nella maggior parte dei casi si avverte una maggiore concentrazione di emissioni dell´ultimo periodo immediatamente precedente quello della "chiusura" ovvero della data dell´ultima operazione effettuata dal proprietario, evidentemente "impossibilitato" ad accedere nuovamente al gruzzolo. La formazione e l´occultamento di un ripostiglio possono essere stati provocati da un improvviso pericolo (rivolte, guerre o invasioni) ma anche, nei periodi di pace, dalla paura di un furto o dello smarrimento del denaro accumulato. Per quanto riguarda il potere d´acquisto del ripostiglio, ammettendo che il totale originario dovesse essere di "circa trecento monete" (come aveva scritto il cronista della Nazione nel 1913, a pochi giorni dalla scoperta), lo stesso non avrebbe superato di molto il valore della paga annua di un legionario che, nell´età di Cesare, era calcolata a 225 denari. Una ulteriore conferma della non eccessiva consistenza del ripostiglio proviene dal confronto con le somme medie delle operazioni finanziarie trattate dal banchiere pompeiano Caecilius Jucundus, prma del 60 d.C. Un elemento di grande interesse è dato dalla presenza di contromarche punzonate a freddo su una buona parte delle monete. Le contromarche sono presenti in età repubblicana soprattutto sulle monete in argento, denari, quinari e vittoriani, più raramente in quelle di bronzo. Queste contromarche sembrano interessare soprattutto le monete in peggiore stato di conservazione per cui è possibile credere che si tratti di un intervento sia dell´autorità statale che di un privato, commerciante o banchiere, momentaneo possessore della moneta, forse allo scopo di confermare la validità e dunque la bontà della moneta. Nel ripostiglio di Fornacette sono presenti monete con contromarche che utilizzano quasi esclusivamente segni alfabetici.

Il monetiere del Museo Archeologico

Le monete del ripostiglio di Fornacette vengono conservate, fino al loro trasferimento nel museo di Capannoli, nel Monetiere del Museo Nazionale Archeologico di Firenze. Il Monetiere è l´erede diretto del Medagliere Granducale di cui conserva la sezione delle monete greche, romane e bizantine. Monete e medaglie erano già presenti nella collezione di oggetti d´arte di proprietà di Lorenzo il Magnifico; quel primo nucleo fu fortemente incrementato dalla famiglia dei Medici fino a diventare una delle più importanti collezioni numismatiche italiane. Tutto il patrocinio artistico della famiglia fu vincolato nel 1737 per volontà di Anna Maria Ludovica, ultima discendente dei Medici, in modo che rimanesse patrimonio dello Stato di Toscana con l´obbligo per i suoi successori a non alienare nulla, ma anzi a far si che fosse a disposizione dei visitatori di ogni paese. Un primo inventario della collezione numismatica fu portato a termine da Giuseppe Bencivenni Pelli che ricevette nel 1775, assieme a Luigi Lanzi, direttamente dal Graduca Pietro Leopoldo di Lorena, l´incarico di riordinare le raccolte nelle gallerie degli Uffizi. Un nuovo catalogo delle collezioni numismatiche porta la firma di A.Michele Migliarini nominato Regio Antiquario nel 1841. Dal 1896 tutta la collezione numismatica granducale fu trasferita nell´´attuale sede del Museo Archeologico.

Poche le testimonianze archeologiche restituite dal territorio. Tutte però concorrono a ricomporre un quadro unitario. Con la sistematica occupazione agraria attuata con la centuriazione si assiste, infatti, alla creazione di piccoli insediamenti agricoli concentrati in particolare lungo la via che, parallelamente al corso dell´Arno, collegava Pisa con Firenze, e tracce di uno di questi insediamenti potrebbero trovarsi proprio nell´area del rinvenimento del gruzzolo. Il tesoretto delle Fornacette ricade quindi tra quei numerosi gruzzoli da intendersi, come ricorda Plauto nella Aulularia, come depositi di ricchezza occultati opportunamente in vista di un possibile pericolo da identificarsi in questo caso con uno dei tanti momenti di torbidi che, attorno alla fine del I secolo A.C. sconvolsero l´Etruria settentrionale. Il ripostiglio accuratamente sigillato risulta chiuso nei primissimi anni dell´era volgare in relazione al numero globale delle moneteed una notevole concentrazione di "denari legionari" cioè di emissioni che risalgono a Marco Antonio, antico avversario di Augusto.
Suggestiva rimane infine l´ipotesi avanzata da Minto che collega il tesoretto ad una ipotetica Mansio di Valvata citata nei pressi delle Fornacette negli Itinerari come l´ultima stazione di posta sulla strada tra Firenze e Pisa. Ci auguriamo che in futuro sia possibile intraprendere ricerche sistematiche che consentano di valutare l´esattezza di questa ipotesi.


Ministero
Per i Beni e le Attività Culturali
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana



Il Museo di Capannoli

Il Museo, fondato nel 1997, è ospitato, insieme ad un Centro di Documentazione Archeologica, nella settecentesca Villa Baciocchi. Il percorso, essenzialmente didattico, si articola in cinque sale nelle quali sono esposti animali tassidermizzati: invertebrati, mammiferi, uccelli, rettili e pesci provenienti da tutto il mondo. Della collezione fanno parte anche una raccolta di uccelli, acquistata nel 2000, con alcuni esemplari di fine Ottocento e altri reperti, acquistati dal Comune di Capannoli, tra i quali si segnala una raccolta di farfalle. Il giardino di villa Baciocchi fu ideato, nella seconda metà dell´Ottocento, da Luigi Bellincioni che dotò il parco di edifici neogotici, grotte rustiche e piccole edicole affrescate. Presenta, oggi, 12 alberi monumentali, contrassegnati da didascalie che ne illustrano le caratteristiche. Tra le piante secolari sono da segnalare il bambù, il tasso e la sequoia canadese. Complessivamente il giardino conserva oltre 160 specie di varia provenienza.

La Via Quinctia
Dopo il 123 a.C. il console romano Tito Quinctio fece costruire una strada militare che collegasse Pisa (e il suo porto) alla colonia di Florentia (Firenze).
Le ricerche, e l´analisi dei documenti epigrafici, paleografici, archivistici e bibliografici, avvalorano l´ipotesi che il tracciato della Via Quinctia non seguisse totalmente la valle dell´Arno ma, in corrispondenza del dosso di Capraia, passasse sull´altra sponda, per risalire poi ad aggirare il poggio di Artimino.
Da qui la strada avrebbe disceso verso Signa e riattraversato l´Arno.

Il progetto di recupero degli uffici della ex Fornace Leoncini di Fornacette

La vecchia sede degli uffici della ex fornace Leoncini attigui al supermercato PAM, costituisce uno degli ultimi esempi di archeologia industriale presente a Fornacette che trae le sue origini dall´insediamento nel territorio di un numero considerevole di queste realtà produttive oggi scomparse. Per questo salutiamo con soddisfazione l´intervento di ristrutturazione che il Comune ha promosso. Così attraverso un´operazione di permuta del fabbricato stesso, è stata individuata una porzione dell´immobile acquisita da un soggetto privato che si è obbligato a ristrutturarla destinandola a sala polivalente ed annessi servizi, per una superficie di 256 mq., in cambio della cessione da parte del Comune della restante porzione dell´immobile. E´ qui, che una volta conclusa l´opera di ristrutturazione vorremmo fosse custodito il Tesoretto insieme alle cose più care ed importanti del nostro paese.

gdg

Fonte: gdg

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